
Eccola, l'ultima croce per dare l'estrema unzione ai partiti politici italiani, ovvero i responsabili della trasformazione del Bel Paese nella repubblica delle Banane. (Avevo pensato a una fetta di prosciutto ma poi visti i tempi... me la sono mangiata, insieme alla banana, che non si sa mai)
La loro incapacità di far fronte ai problemi della crisi importata dagli USA lascia di stucco e veramente fa riflettere sull'utilità della loro esistenza. Mentre i loro rappresentanti se ne stavano belli e comodi a spartirsi la mammella della vacca pubblica, non si sono nemmeno resi conto del mutamento occorso nel mondo globalizzato e tutt'oggi, dimostrano tutta la loro inettitudine nel far fronte alle conseguenze della mancata gestione della crisi, che ormai divora fino all'osso i ceti non tutelati da corporazione.
Il governo tecnico, ma politico sarebbe lo stesso, ha solo una rotta da seguire, quella di rispondere ai mercati cercando di conuigare un rigore dei conti, i quali a tutt'oggi non si sa fino a che livello siano ridotti dal lascito della mala gestine PDL-Lega, con l'inasprirsi della protesta.
Certo, non si capisce perchè non si pensa a una tassa patrimoniale sui grandi capitali, ma a parte questo, ciò che lascia basiti è il livello di ipocrisia degli esponenti dei partiti e del come fanno ancora ad apporre qualche argomento sulla gestione del paese.
Quello che non finirà mai di stupirmi è il risalto mediatico che i politici hanno nonostante la loro evidente inutilità (non a caso siamo a livelli pessimi per libertà di informazione -61° posto), peggio dei pidocchi in un asilo. Sappiamo che il programma è su un binario obbligato: taglia e ritaglia, tassa e imponi, chi lo attua non è importante (basta che non sia mafioso), quello che mi sembra tremendante imbarazzante è che i partiti e i loro capi politici non hanno voluto in alcun modo metterci la faccia, come se in questo mare non ci avessero traghettato loro, e poi, come lo Schettino di turno, abbiano abbandonato la nave condotta al naufragio.
Concludo in rima: lo ricorderemo nel giorno del Suffragio.
(Almeno spero, da su un pero però).